WISHLIST
Qualche buon proposito
Stabilito che un trawler è la barca giusta per me, navigando su internet ho potuto farmi un'idea su quali siano le caratteristiche che tale tipo di imbarcazione deve avere per poterci vivere sopra ed andarci anche a spasso in sicurezza e con equipaggio ridotto (vale a dire il sottoscritto ed un'altra persona al massimo).
Innanzi tutto ho scoperto una cosa: qui, noi italiani ce la tiriamo un sacco, considerandoci un popolo di navigatori ed esploratori e ci sentiamo tanto fichi quando navighiamo dal "continente" alla Corsica o alla Sardegna; poi, un bel giorno, ci ritroviamo pensionati, pronti ad inveire contro il governo di turno per la nostra condizione economica e ci riteniamo troppo acciaccati per continuare a passare il nostro tempo sul mare e per mare, a causa dell'impegno che la nostra imbarcazione (a nostro avviso) esige.
Accade così che si decida di dedicarsi ai nipotini e all'orto, pur non essendo riportate dagli storici tali attività tra quelle di un Cristoforo Colombo in la' con gli anni o di un attempato Giovanni Caboto. Vero è che i grandi del passato son morti intorno ai 50 anni più o meno compiuti, ma resta il fatto che noi italiani abbiamo il brutto vizio di ritenere il pensionamento un punto di arrivo e non il momento di iniziare a fare qualcos'altro, complice il fatto che il nostro assetto societario sembra volerci rassegnati, dopo i 65 anni, ad agitare palette sulle strisce pedonali affollate dalle nuove generazioni o, al massimo, impegnati a studiare presso qualche università della terza età. ORRORE!
Ho notato, invece, che negli Stati Uniti la mentalità è alquanto diversa, con la conseguenza di riservare ben altra considerazione sia al proprio tempo sia a certe imbarcazioni.
Se qui in Italia, infatti, il trawler viene considerata la classica barca del pensionato stanziale e scarsamente motivato a navigare, negli Stati Uniti è il mezzo ideale per compiere quello che viene comunemente chiamato il "Great Loop", una "escursione" compresa tra 5.000 e 7.500 miglia - ma c'è anche chi ha toccato le 8.500! - assai in auge tra gli over 60 (come si può vedere in alcuni siti dedicati all'impresa: greatloop.org è uno di questi).
Ora, 7.500 miglia non sono poche: immaginate di navigare lungo costa nel Mediterraneo per visitare i paesi di Europa e Africa che vi si affacciano e, forse, potremmo farci un'idea di cosa stiamo parlando.
Certo, parte del "Great Loop" si snoda lungo fiumi e laghi navigabili senza soluzione di continuità, ma la parte in acque aperte ha a che fare con l'Oceano Atlantico, per cui è il caso di non prendere sottogamba l'impresa e tributare i giusti onori a navigatori ed imbarcazioni che la affrontano.
Questo premesso e considerato che non sarebbe male organizzare un omologo "loop da terza età" nel mare di mezzo, grazie alle esperienze d'oltreoceano mi è stato possibile chiarire le idee riguardo alle caratteristiche di base del mio trawler:
- lunghezza compresa tra 40 e 50 piedi (approssimativamente tra 12 e 15 metri),
- carena dislocante o semidislocante,
- presenza di fly di ampie dimensioni,
- cabina armatoriale a poppa e cabina ospiti a prua (entrambe con bagno),
- cucina con frigorifero e freezer di dimensioni standard (domestico),
- dinette separata dal salone,
- due motori diesel, di potenza compresa tra 120 e 150 HP ciascuno,
- serbatoi carburante con capacità non inferiore ai 1.500 litri (poco meno di 400 galloni americani),
- serbatoi acqua potabile con capacità non inferiore a 1.000 litri (circa 265 galloni americani),
- gruppo elettrogeno (diesel) da almeno 5KW,
- doppia timoneria (interna e sul fly),
- spazio in coperta per il tender (su invaso, con paranco per la movimentazione),
- argano salpa ancora preferibilmente idraulico
Un impianto che è facile trovare nei trawlers americani, non essenziale dalle nostre parti, ma apprezzabile, è quello dell'aria condizionata: la cosa interessante è che, se presente, tale impianto è quasi sempre meglio realizzato rispetto a quanto facciamo dalle nostre parti. Non deve stupire, se si pensa alla tradizione dell'industria automobilistica statunitense in fatto di climatizzatori.
Altro impianto piuttosto diffuso è quello di riscaldamento, quasi sempre realizzato con materiale della Westerbeke, azienda che nulla ha da invidiare alla teutonica Webasto, rappresentante il riscaldamento navale per antonomasia, in Europa.
Stranamente, invece, è molto difficile trovare sui trawlers un dissalatore, per la produzione in autonomia di acqua dolce: purtroppo è un apparato piuttosto costoso, ma molto utile, anche nel caso di unità di piccola capacità (30-60 litri/ora). Qualora si abbia intenzione di andare a spasso per tratte di un paio di centinaio di miglia (a 8-10 nodi vuol dire navigare per 20 e più ore), è probabile che vengano presi in considerazione acquisto ed installazione a bordo.
La lunghezza

Sotto i 12 metri si può vivere a bordo per qualche tempo, ma non in pianta stabile.
Sopra i 15 metri, invece, si cominciano a pagare cifre troppo elevate per un posto barca, almeno nei porti italiani (dove per qualche tempo il progetto prevede la permanenza).
Inoltre, oltre i 15 metri diventa piuttosto impegnativo manovrare un oggettino di quindici, venti o più tonnellate, anche potendo contare su due motori che facilitino il compito (le eliche di prua sono poco diffuse, sui trawlers fino a 15 metri).
Avendo a disposizione almeno 12 metri, si comincia ad avere abbastanza spazio per stivare abbigliamento, attrezzature e cambusa: nel mio caso, la barca diventa la casa e non è previsto avere un garage o una rimessa a terra dove stipare l'eccedenza. Il concetto è: si imbarca solo quello che serve. Il superfluo, a bordo come nella vita da "downshifter", non trova posto.
La propulsione
Accantonati gli alberi e le vele per ragioni economiche (di gestione e manutenzione), dall'esperienza personale e da altrui racconti il concetto è: alla base si DEVE poter tornare. In caso di avaria dell'unico propulsore di bordo, le uniche speranze sono di riuscire a riparare il guasto (ammesso di avere le parti a bordo) o di trovare qualcuno che ci possa rimorchiare: prospettive non entusiasmanti...
Avere una coppia di motori gemelli (puntualizzazione non banale: ho trovato alcuni trawlers con motori diversi tra di loro, non solo per modello ma anche per marca!) rappresenta una garanzia in più per atterrare anche in presenza di un guasto non riparabile di una delle unità.
In fatto di potenza, è assolutamente inutile averne installata una superiore a quella necessaria per raggiungere la velocità critica della carena. La formula per calcolarla è questa:
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dove L è la lunghezza al galleggiamento dello scafo espressa in piedi e Vm la velocità espressa in nodi. I valori di Tq sono 1,35 per carene dislocanti e 1,56 per le dislocanti veloci.
In pratica, un trawler di lunghezza pari a 50 piedi con carena dislocante può raggiungere una velocità massima pari a 9,5 nodi: considerata la stazza (circa 30 tonnellate), di solito si troveranno potenze installate complessive di 250-300 HP, equivalenti a 100-120 Kg/HP, fornite da motori aspirati mai troppo spinti e con consumi accettabili (30-40 litri/ora di gasolio).
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